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Per
la prima volta in Italia è stato ricostruito, in un'aula
di Corte d'Assise, il "visus", cioè la capacità
visiva, di un imputato di omicidio.
E' accaduto a Novara, dove
la Procura della Repubblica, per ricostruire la scena di un
omicidio, si è avvalsa della collaborazione di un luminare
dell'oculistica di fama mondiale, il Professor Fabio Dossi,
e di un professionista della multimedialità, il Dott.
Giuseppe Galliano, che per primo portò la ricostruzione
tridimensionale in un'aula di tribunale italiana (Parma, 10
dicembre 1994).
Si è trattato di un lavoro "a quattro
mani", visualizzato presso la Corte d'Assise nell'udienza
dibattimentale svoltasi lo scorso 10 febbraio: in quell'occasione
è stato ricostruito virtualmente l'ambiente dove è
maturato il delitto, le autovetture presenti sul luogo e soprattutto
le condizioni di luminosità riferite alla data e all'ora
in cui si consumò l'evento delittuoso.
Si è così
ottenuto un modello tridimensionale in tutto e per tutto corrispondente
all'omologo reale. Successivamente la scena è stata ripresa
dal medesimo punto di vista dell'imputato, sulla base dei rilievi
emersi da ben tre esperimenti condotti sia dai Carabinieri che
dalla Polizia Scientifica. Tramite il modello tridimensionale
della scena dell'omicidio è stato possibile riprodurre
fedelmente innanzitutto il visus di un soggetto sano, nelle
condizioni ambientali che il luogo del delitto presentava.
Tale
risultato visivo è stato quindi elaborato congiuntamente
dai due professionisti: attraverso una serie di comparazioni
si è così raggiunta una ricostruzione di quello
che il soggetto poteva vedere, considerato il deficit visivo
e le scarse condizioni di luminositá presenti in quel
preciso luogo (l'area antistante il cimitero di Borgomanero
- No) nel giorno e nell'ora in cui il crimine venne consumato
(29 dicembre 1997, h. 17:03).
Il computer ha restituito quello
che l'imputato poteva realmente vedere, offrendo al Collegio
Giudicante e alla Pubblica Accusa un ulteriore elemento di confronto
con quanto emerso da testimonianze e interrogatori. La sentenza,
pronunciata in data 23 febbraio 1999, ha dichiarato l'imputato
colpevole di omicidio volontario, comminando la pena di venti
anni di reclusione, tre anni di libertà vigilata alla
scadenza della stessa, ottanta milioni ciascuno per marito,
figlio e figlia della vittima, venti milioni ciascuno per fratello
e sorella.
Un
anno di lavoro per creare un modello strettamente aderente alla
realtà di Bruno Severino
La caratteristica dei programmi di grafica 3D che attrae maggiormente
l'attenzione del pubblico è la possibilità di
ricreare situazioni e ambientazioni virtuali fino a raggiungere,
in casi limite, l'impossibilità di distinguere l'immagine
sintetica da quella reale. Ciò che è stato fatto
con grande perizia, in occasione dell'udienza dibattimentale
del 10 febbraio, è proprio dimostrare come la ricostruzione
3D della scena del delitto fosse strettamente corrispondente
alla realtà e, quindi, valida agli effetti del dibattimento.
Il lavoro si è articolato in differenti fasi. In un primo
momento è stato necessario costruire un modello tridimensionale
del luogo dell'omicidio. Anche se, per loro natura, gli oggetti
che componevano la scena erano estremamente semplici da realizzare
(ad eccezione delle due automobili che hanno richiesto una modellazione
avanzata), è stato necessario prestare estrema attenzione
al dimensionamento ed al posizionamento degli stessi. Una mancata
corrispondenza tra le misure del modello e quelle reali avrebbe
determinato distorsioni ottiche che avrebbero invalidato la
ricostruzione.
Per scongiurare questa possibilità è
stata condotta una scrupolosa campagna di rilievo sul luogo
del delitto e, in fase di modellazione, si è sfruttata
la funzione di misurazione di 3D Studio MAX 2.5 per dimensionare
gli elementi e controllarne la posizione relativa. La ricostruzione
poligonale che potete vedere nelle immagini pubblicate si ferma
ai limiti del piazzale antistante il cimitero, tutto ciò
che si intravede sullo sfondo è stato realizzato tramite
il montaggio di una foto panoramica su due superfici cilindriche,
debitamente elaborata per eliminare le deformazioni dovute alla
proiezione delle stesse. Una volta realizzato il modello era
necessario attribuirgli materiali e caratteristiche superficiali
esattamente corrispondenti a quelle del sito reale. Per questo
motivo sono state scattate circa 300 immagini, successivamente
digitalizzate e modificate, che hanno costituito parte essenziale
della ricostruzione. Si è molto lavorato per restituire
a video l'esatta cromia delle superfici presenti sulla scena
del delitto. Altro aspetto importantissimo per l'esito positivo
della ricostruzione è stato il fattore illuminazione.
La ricostruzione, infatti, è stata ordinata per verificare
se l'imputato poteva realmente vedere ciò che aveva testimoniato.
Per simulare l'effetto della luce solare si è utilizzata
la funzione "luce solare" di MAX 2.5. Questa particolare
funzione consente, una volta specificate le coordinate geografiche,
data e ora, la simulazione della luce naturale. Per controllare
l'esattezza del calcolo del motore di rendering di MAX, sono
state verificate, in loco, le ombre prodotte dal sole in tre
mesi differenti (tra cui dicembre, il mese del delitto). La
triplice verifica ha evidenziato la corrispondenza tra la simulazione
e gli eventi reali.
La fase successiva ha chiamato in causa
il Prof. Dossi che, insieme al Dott. Galliano, ha lavorato per
restituire a video, dopo un minuzioso esame clinico, il difetto
visivo dell'imputato. Per raggiungere lo scopo sono stati analizzati
numerosi ottotipi corrispondenti a deficit visivi particolari;
tramite un lungo processo di modifica delle immagini corrispondenti
ai soggetti sani, paragonate con quelle relative alle patologie,
è stato possibile rendere il difetto visivo dell'imputato.
La realizzazione delle due vetture è stata possibile
grazie ai piani costruttivi forniti dalle rispettive case costruttrici.
Per effettuare la modellazione della Y10 è stato utilizzato
il plug-in Surface Tool, mentre la carrozzeria della Tipo è
stata modellata direttamente con il motore geometrico di MAX
2.5.
In entrambi i casi sono state disegnate le curve relative
ad ogni parte della carrozzeria, il perfetto accoppiamento è
stato possibile sfruttando come bordo della superficie successiva
quello adiacente già costruito. Terminata la ricostruzione,
è stato confrontato il risultato ottenuto con le immagini
riprese dalla polizia scientifica, verificandone l'esatta corrispondenza.
In sede dibattimentale è stato mostrato un montaggio
video in cui erano comparate e sovrapposte l'immagine sintetica
e quella reale, questo per dimostrare in modo inconfutabile
la validità del modello.
Visto che l'intero lavoro è
stato svolto con le attrezzature del Dott. Galliano, per garantire
la corretta resa delle immagini durante il processo sono stati
approntati in aula 5 monitor uguali a quelli utilizzati in fase
di sviluppo. La società DPS Italia ha poi fornito 2 workstation
identiche equipaggiate con la scheda di montaggio video Perception
Real Time (già utilizzata in fase di sviluppo) per consentire
la visione dei filmati in aula. Ecco una vista generale del
luogo dell'omicidio, calcolata in pieno giorno. Ciò che
si vede dietro il muro e oltre il piazzale asfaltato non è
un modello poligonale, bensì una fotografia panoramica
costruita ad hoc e proiettata su di una superficie cilindrica.
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