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Il
detective privato Philip Marlowe non avrebbe saputo fare di
meglio. Ma forse è più opportuno rievocare Perry
Mason, lo scaltro avvocato che con perizia e acume risolve i
casi più intricati. Parliamo infatti di un episodio giudiziario,
che ha visto comparire nell’aula della Corte d’Assise
di Novara cinque monitor e due workstation. Chissà se
anche Perry Mason, oggigiorno, si affiderebbe alla vole. Probabilmente
sì, e magari usando 3D Studio Max, come ha fatto Giuseppe
Galliano, autore multimediale che del prodotto di Autodesk è
beta tester. Su richiesta del magistrato, Galliano ha lavorato
un anno per riprodurre con assoluta fedeltà tutte le
dinamiche di un delitto avvenuto nel tardo pomeriggio del 29
dicembre 1997, davanti al cimitero di Borgomanero (Novara).
I fatti. Alle 17.03 di quel giorno, viene uccisa una donna all’interno
della sua auto, una Y10 parcheggiata presso il cimitero cittadino.
Accanto all’auto della vittima c’è la Fiat
Tipo di un testimone, che insieme ad altri concittadini dice
di aver visto nei dintorni, alla stessa ora, un noto pregiudicato
della zona, subito individuato dalla Polizia e messo in stato
di fermo. Sul suo giubbotto sono rinvenute tracce di sangue
prontamente lavate, e quindi inutilizzabili per la prova del
Dna.
L’imputato si difende sostenendo di aver notato il piede
della vittima sporgere dallo sportello semiaperto dell’auto,
e di essersi avvicinato al corpo della donna, sporcandosi così
di sangue. Poi dice di essere scappato, preso dal panico per
l'arrivo di altre persone.
Ma il Pubblico Ministero non è
convinto, soprattutto per un importante dettaglio: l’imputato
è affetto da un deficit visivo tale da far sembrare molto
strano che in lontananza, nella penombra di un tardo pomeriggio
invernale, abbia potuto notare un dettaglio come la punta di
un piede (4 cm., tanti ne concedeva la postura della vittima,
rannicchiata nella parte posteriore dell’abitacolo) sporgente
dallo sportello dell’auto.
Per provare la sua tesi, ricostruendo il deficit visivo dell’imputato
e le condizioni di luce nell'ora del delitto, il magistrato
non può però avvalersi di telecamere o macchine
da presa, giacché esse tra l'altro "correggono"
automaticamente la carenza di luce.
Di qui la decisione di rivolgersi all’informatica, e in
particolare a Giuseppe Galliano, che con il suo studio multimediale
FABRICA Arte & Media già nel 1994 aveva realizzato
la prima ricostruzione tridimensionale utilizzata in un’aula
di tribunale italiano.
Per il caso di Borgomanero, Galliano ha lavorato a stretto contatto
con il Prof. Fabio Dossi, un oculista di fama internazionale
che ha accuratamente visitato l’imputato definendo l’entità
del suo deficit visivo.
Eseguita una serie di misurazioni sul
luogo del ritrovamento del cadavere, e avvalendosi altresì
dei rilievi di Polizia Scientifica e Carabinieri, Galliano ha
realizzato un modello tridimensionale dell’area mediante
3D Studio Max. Con una serie di rilievi fotografici è
stata verificata la massima verosimiglianza tra il luogo reale
e il modello tridimensionale. Particolare cura è stata
posta nella realizzazione del fondale, e durante la dimostrazione
in aula è stato ripetutamente fatto il confronto tra
immagine reale e modello virtuale. Quest'ultimo è risultato
stupefacente per verosimiglianza e fedeltà dei dettagli,
raggiunte grazie alla vasta serie di opzioni offerte da 3D Studio
Max nella resa dei materiali, e grazie alla disponibilità
di proprietà quali brillantezza, opacità, rifrazione,
trasluminescenza.
Anche nella modellazione delle auto 3D Studio Max ha potuto
sfruttare appieno alcune sue potenzialità. In particolare,
per la Fiat Tipo, che presenta bombature più accentuate,
si è sfruttato il modellatore nurbs di Max, che permette
un alto grado di stabilità, mentre per la Y10 della vittima
è stato usato il plug-in Surface Tools, che consente
di ottenere superfici utilizzando curve generatrici b-spline.
La riproduzione rigorosa delle due autovetture era fondamentale
perché - nella possibilità effettiva di notare
la punta del piede della vittima sporgere dalla porta di una
di esse - le ombre, i colori e i riflessi giocano un ruolo notevolissimo,
specie nella luce di un tardo pomeriggio di dicembre.
Per verificare la posizione della vittima all’interno
della Y10 - e quindi di quanto il suo piede potesse realmente
sporgere dalla portiera - ci si è avvalsi di un modello
di una figura femminile con le caratteristiche antropometriche
della vittima. L’animazione tridimensionale che ne è
emersa mostra le differenti posizioni possibili dell’arto.
Quanto alla luminosità complessiva dell'ambiente, 3D
Studio Max ha consentito di ricreare perfettamente gli effetti
del sole nella data e nell’ora descritti dall’alibi.
A tal fine sono stati calcolati latitudine, longitudine, data
e ora dell’evento e, ad un anno esatto dall’omicidio,
il 29 dicembre 1998 è stato fatto un ulteriore sopralluogo
per verificare le reali condizioni di luminosità. Il
tutto è stato riprodotto nel modello virtuale grazie
sempre a 3D Studio Max. Il software di Autodesk si è
dimostrato all’altezza anche nella sua capacità
di modificare la grandezza delle focali, funzionalità
che ha permesso di "vedere" la scena del delitto "con
la stessa capacità visiva dell’imputato",
riprodotta in base a quanto diagnosticato del prof. Dossi.
Secondo Dossi infatti, all’ora del delitto e in quelle
particolari condizioni di luminosità, la capacità
di vedere dell'imputato - dato il suo deficit visivo - era quasi
nulla per l'occhio sinistro e non poteva arrivare a più
di due decimi per quello destro. Infine la prova del nove: l’animazione
completa in 3D riproducente esattamente ciò che l’imputato
poteva aver visto durante la sua camminata sul luogo del delitto.
Ripetuta anche in un’ipotetica condizione di massima luminosità,
tale animazione ha dimostrato come l’uomo non potesse
comunque assolutamente aver visto quanto asserito nella sua
versione dei fatti. La sentenza, pronunciata il 23 febbraio
scorso e subito assurta alle cronache nazionali nei giornali
e in tv, ha condannato l’imputato a venti anni di reclusione,
e ha posto l’attenzione sulle grandi potenzialità
della tecnologia, soprattutto se essa si avvale di strumenti
idonei e affidabili, come ha dimostrato di essere 3D Studio
Max.
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